Salve a tutti,
qualche anno fa ero innamorato della decrescita, tanto che volevo comprare molte copie del libro di Pallante e regalarlo in giro.
Tutt'oggi credo che i concetti che stanno alle basi del pensiero di Latouche(che è l'inventore del termine decrescita ed è il filosofo di riferimento di Pallante) siano validi purtroppo è pericoloso l'utilizzo che il sistema ne possa fare.
Un po' come il biologico e l'equo e solidale, il rischio è quello di creare un correttivo per un sistema che invece è incorreggibile.
Per spiegarmi porterò ad esempio il caso dell'agricoltura, che per 10.000 anni è stata biologica prima di diventare una fonte di inquinamento del pianeta.
Se ciò che ha generato le assurde conseguenze dell'agricoltura intensiva è principalmente la ricerca del massimo profitto dell'economia capitalista, inserendo grandi distese di coltivazione biologica che comunque concorrono ad una ricerca di profitto si rischia di aver fatto uscire il problema dalla porta facendolo rientrare dalla finestra.
Non mi dilungherò sui problemi che le coltivazioni monoculturari anche biologiche possono dare al suolo ( rame, zolfo...) o sui controsensi di un azienda come la Ecor che ha invaso le autostrade di autotreni colmi di prodotti biologici confezionati in piccoli contenitori di plastica o tetrapack.
Credo sia chiaro dovevoglio arrivare.
Ciò che ci ha portati a condividere ed abbracciare il concetto di decrescita, di agricoltura biologica, di commercio equo, di banca etica o anche di lotta alla guerra, a sostere emergency e via dicendo è una critica del sistema inquanto tale.
Senza la massimizzazione del profitto, la speculazione bancaria, i conflitti bellici, le disuguaglianze sociali questo sistema economico non sarebbe possibile.
Perciò per cambiare le cose, per essere efficaci è necessario scardinare le logiche di profitto, non basta consumare bio, etico o poco. Bisognerebbe considerare il consumo di un bene, una donazione a chi il bene lo produce.
Bisognerebbe aspirare al -boicottaggio totale- generando microeconomie "pulite" che autosostengano coloro che le generano
Eh ma questa è utopia diranno i più. Io non credo.
il 90% dei beni che produciamo sono inutili, o lo diventano dopo pochi mesi in quanto li buttiamo nella spazzatura
( fonte "The story of Stuff" visibile in youtube).
Io presto dovrò comprare qualche abito invernale, i più li riciclerò da amici e parenti, qualche d'uno lo troverò nei negozi dell'usato, ma presto o tardi comprerò un maglione nuovo. Ecco io vorrei poterlo comprare da qualcuno che condivide le mie idee,magari che vive in montagna con le pecore merinos, e che fila la lana e realizza maglioni.
E magari invece di comprarglielo potrei scambiarlo con le mandorle che mi avanzano, la marmellata di fichi o l'olio di oliva.
Ma per fare ciò su larga scala, affinchè non sia un piccolo scambio di una piccola esigua tribù di eremiti, è necessario creare rete, creare un database, un emporio di tutte le risorse che possediamo.
Non solo beni, ma anche servizi, competenze, saperi, residenzialità passaggi.
Ebbene lo strumento per fare ciò, dopo anni di elucubrazioni e chiacchierate a vuoto, è stato realizzato grazie alla tenacia e alla praticità di alcuni amici che ho incontrato sul mio cammino.
Si chiama "Le Nostre Pagine Gialle" e si trova sul sito
www.artiemestieri.infoPutroppo sebbene esista da più di un anno, stenta a decollare.
Ci serve aiuto per cambiare il mondo.
per favore se condividi aderisci, iscriviti, inserisci annunci di ciò che hai da offrire e di ciò che cerchi
e convinci altri a partecipare.
Grazie Giovanni Ceresoli