Vademecum pedante sul cruelty-free

Il trucco c'è, ma è cruelty-free: cosmetici autoprodotti, naturali, biologici, non testati su animali...

Moderatore: Sunny

Re: - lunedì 29 giugno 2009, 12:35 da underoblivion
sofia ha scritto:è un dato di fatto che l'autoproduzione rimanga sempre la cosa migliore da fare. :)

ti stra-quoto
underoblivion
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Re: Vademecum pedante sul cruelty-free - mercoledì 15 luglio 2009, 12:04 da Tree of Freedom
Ciao, forse pochi (o nessuno) di voi ci conoscono quindi se vi va di approfondire chi siamo vi rimando alla sezione apposita dove troverete la spiegazione del nostro progetto e percorso etico politico. Vi lascio con un nostro pensiero espresso,in forma cartacea originariamente, che delinea meglio il nostro punto di vista su ciò che riteniamo rientri nel cosiddetto antispecismo e che trovavamo cadesse a pennello su questo post:

"Niente è veramente cruelty free perchè tutte le sostanze sono state sperimentate su animali in anni passati come ancora oggi, quello che possiamo fare pero' è non comprare prodotti con ingredienti di nuova generazione per non incrementare la vivisezione.
Il termine “cruelty free” inoltre non è sempre sinonimo di naturale e nemmeno di ecologico.
Con la lista orientativa dei prodotti non testati sua animali cerchiamo solo di fare un po' di chiarezza (per quello che è possibile) riguardo le aziende che dichiarano di non testare su animali o di non contribuire alla vivisezione ma questo non significa che riteniamo eticamente e politicamente accettabile un tipo di industria che non stringe le mani ai vivisettori, perché di fatto la loro esistenza legittima l’usurpazione, la distruzione e l’inquinamento della terra e delle nostre stesse esistenze.
Questa societa’ tecno-capitalista, attraverso i media, ci ha assoggettato ad uno stile di vita e ad un concetto di pulizia che rispecchia la necessita’ di produzione per rigenerarsi all’infinito piuttosto che il reale bisogno di igiene. I prodotti cosmetici derivanti da lavorazioni chimico industriali, oltre che coprire il nostro reale odore segno inequivocabile della nostra appartenenza al regno animale, non fanno altro che perseverare l’intento antropocentrico di astrazione dal resto del vivente per dominarlo e possederlo.
Una cultura del superficiale non puo’ che trovare nei prodotti di bellezza il proprio gadget con cui intimorire gli individui attraverso la paura della vecchiaia, delle impurita’, dell’acne, delle cellule morte, della cellulite, delle smagliature…per proseguire all’infnito."

Ogni confronto è ben accetto ;-)
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Re: Vademecum pedante sul cruelty-free - sabato 18 luglio 2009, 15:21 da Carmilla
Tree of Freedom ha scritto:Questa societa’ tecno-capitalista, attraverso i media, ci ha assoggettato ad uno stile di vita e ad un concetto di pulizia che rispecchia la necessita’ di produzione per rigenerarsi all’infinito piuttosto che il reale bisogno di igiene. I prodotti cosmetici derivanti da lavorazioni chimico industriali, oltre che coprire il nostro reale odore segno inequivocabile della nostra appartenenza al regno animale, non fanno altro che perseverare l’intento antropocentrico di astrazione dal resto del vivente per dominarlo e possederlo.
Una cultura del superficiale non puo’ che trovare nei prodotti di bellezza il proprio gadget con cui intimorire gli individui attraverso la paura della vecchiaia, delle impurita’, dell’acne, delle cellule morte, della cellulite, delle smagliature…per proseguire all’infnito."

Ogni confronto è ben accetto ;-)



Ciao! Non ci conosciamo, quindi approfitto per farvi i complimenti e salutarvi ^_^
Secondo me, da questa affermazione, potrebbe nascere una bella discussione su cui confrontarci!
Io ammetto di usare abbastanza prodotti, mi piace curarmi, truccarmi profumarmi (usando prodotti CF, comunque). Non ho palate di prodotti, ho il minimo indispensabile, ma ce l'ho.
E allora mi chiedo, sono vittima di una "cultura del superficiale"? Non lo so.
Sono vittima della mia insicurezza? Ecco, credo di sì.
Ad esempio, il truccarmi, da PIACERE, ossia da cosa fatta sporadicamente, è diventato un DOVERE, da fare sempre, perchè quando esco di casa senza correttore sembro uno zombie, e ciò si ripercuote anche sul mio comportamento. Questo NON mi piace.
Perchè dovrei sentirmi inferiore con una brutta faccia? Tanto la testa è sempre quella, e dovrebbe essere appunto quella, che conta.
Ecco, credo che la mia insicurezza derivi dalla cultura del superficiale, appunto.
Questo era il discorso trucco, che è una cosa non necessaria.

Voi scrivete "Una cultura del superficiale non puo’ che trovare nei prodotti di bellezza il proprio gadget con cui intimorire gli individui attraverso la paura della vecchiaia, delle impurita’, dell’acne, delle cellule morte, della cellulite, delle smagliature…per proseguire all’infnito"
Vuol dire che non bisogna curarsi di queste cose? O farlo senza esagerare?
Perchè io, per esempio, non potrei stare senza crema per il viso, non tanto per la paura della ruga, ma per quella del danno del sole.

Ho scritto un papiro e non so nè se sia chiaro, nè se io abbia centrato il punto del vostro discorso.
Sarebbe bello sentire altri pareri. Nel caso, forse sarebbe meglio creare una discussione a parte?
"...Mi fa disperare
il pensiero di te
e di me che non so darti di più
Vedrai vedrai
vedrai che cambierà
forse non sarà domani
ma un bel giorno cambierà..."
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Re: Vademecum pedante sul cruelty-free - lunedì 20 luglio 2009, 12:26 da Tree of Freedom
Io credo, qui ti parlo per me personalmente anche se ritengo di riportare un pensiero condiviso all'interno di Tree of Freedom, che ci hanno terrorizzato fin dalla nascita tramite messaggi pubblicitari tesi a farci sentire sempre in debito verso qualcosa: non pulito, non profumato, non igenico, non asettico, etc. La bellezza fa parte di questo sistema di terrore: le impurità o l'acne sono solo la punta dell'iceberg fino ad arrivare all'utilizzo della chirugia estetica per ritoccare le"imperfezioni"...come dei piccoli automi tutti ben costruiti, tutte uguali le une alle altre.
Seguiamo i modelli proposti dai media e ci rifacciamo ad un concetto di bellezza che favorisce la produttività (dei cosmetici).
Tu stessa riconosci il DOVERE di apparire come non sei, ovvero senza occhiaia, ma qual'è il male di semrare uno zombie?
Il problema forse è lo stress o il poco riposo ed è qui che bisognerebbe agire...

"Una cultura del superficiale non puo’ che trovare nei prodotti di bellezza il proprio gadget con cui intimorire gli individui attraverso la paura della vecchiaia, delle impurita’, dell’acne, delle cellule morte, della cellulite, delle smagliature…per proseguire all’infnito"
Non dovremmo curarci della cellulite, perchè è naturale che le donne l'abbiano e nemmeno delle smagliature...non saranno le creme a farle scomparire semplicemente se la nostra pelle è fatta in un determinato modo non possiamo noi cambiarla. Qualcuno potrebbe ribattere che "studi di laboratorio dimostrano..." ma sono le stessa case produttrici che lo dicono e che pagano i ricercatori. Tolto questo la nostra "apparente" facciata giustifica l'inquinamento che ne deriva, non solo materiale ma anche mentale? Voglio dire la paura con la quale continuiamo a convivere: mi ripeterò, ma il timore di non essere "presentabili" è solo una delle tante paure con cui ci hanno ADDOMESTICATO perchè poi qualcuno (le lobby industriali) potesse venderci (in tutti i sensi) la sicurezza di cui abbiamo tanto bisogno per sentirci al riaparo.
Il problema è che le stesse persone giuridiche che ci proprinano prodotti per farci sentire al sicuro a livello individuale sono le stesse che a livello sia globale, in maniera palese, sia personalemnte ma in maniera subdola, ci stanno inquinando (mentalmente e fisicamente).
Questo è il punto del discorso.
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Re: Vademecum pedante sul cruelty-free - martedì 12 novembre 2013, 18:04 da yaeles
Ciao a tutti, sono yaeles volevo fare due domande o commenti. In rete ho trovato che la certificazione BDIH nn e' sinonimo di cruelty free in quanto la certificazione specifica:
"...nn vengono presi in considerazione esperimenti su animali effettuati da terzi i cui nn hanno agito ne su incarico ne su iniziativa del committente ne hanno rapporti societari o contrattuali con esso..."
in realta' tutti i test sugli ingredienti vengono effettuati da terzi che nn hanno alcun legame con il produttore del cosmetico, quindi questa cosa la può dire chiunque!!
Volevo poi dire che ho trovato una marca che espone il coniglietto con le due stelline (marchio cruelty free) e nn compare nell'elenco liste di vivo, come mai?
Grazie a chi mi vorrà rispondere :pietrificato:
yaeles
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Re: Vademecum pedante sul cruelty-free - martedì 20 maggio 2014, 15:03 da Adriano
yaeles ha scritto:Ciao a tutti, sono yaeles volevo fare due domande o commenti. In rete ho trovato che la certificazione BDIH nn e' sinonimo di cruelty free in quanto la certificazione specifica:
"...nn vengono presi in considerazione esperimenti su animali effettuati da terzi i cui nn hanno agito ne su incarico ne su iniziativa del committente ne hanno rapporti societari o contrattuali con esso..."
in realta' tutti i test sugli ingredienti vengono effettuati da terzi che nn hanno alcun legame con il produttore del cosmetico, quindi questa cosa la può dire chiunque!!
Volevo poi dire che ho trovato una marca che espone il coniglietto con le due stelline (marchio cruelty free) e nn compare nell'elenco liste di vivo, come mai?
Grazie a chi mi vorrà rispondere :pietrificato:


Ciao Yaeles.
Una certificazione con al specifica che hai scritto tu la possono avere tutti: tanto i prodotti on commercializzati sono già testati da altri e nessuno, tranne grandi aziende e mutlinazionali, commissiona direttamente test perché costano.
Quindi scartala pure con tutta tranquillità.

Il logo del coniglietto è un'invenzione del marketing e non significa nulla. E' un logo inventato di sana pianta da chi vuole attirare clienti, un altro conto sono i loghi delle certificazioni (quelle serie, non le autocertificazioni). Se non c'è nella lista VIVO puoi segnalarlo alla lista stessa, ma dubito che si tratti di un'azienda cruelty free. Ce ne sono che non aderiscono a nessuna lista positiva, ma spiegano i loro concetti a chiare lettere e non mediante marchi fasulli.
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Adriano
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